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Divario digitale

L’emergenza Coronavirus ha fatto luce su aspetti di cui fino a pochi mesi fa eravamo completamente all’oscuro. L’emergenza sanitaria ci ha fatto rivalutare diverse convinzioni come gli affetti, le abitudini e i mezzi che usiamo per vivere. Un nuovo mondo ha preso il posto di qualcosa di vecchio. In questo mondo le call sostituiscono le vecchie riunioni di lavoro, lo smart working le giornate in ufficio in compagnia dei colleghi e infine la didattica a distanza le lezioni in classe.

Nello specifico l’emergenza ci ha mostrato l’estrema importanza del digitale,

rivelatosi un vero e proprio “salvavita” nel periodo di pandemia di cui oggi non potremmo fare più a meno. Ma come tutte le cose utili e belle anche il digitale ha il suo lato oscuro: ancora oggi infatti non tutte le persone hanno le stesse possibilità di accesso alla rete. Parliamo del divario digitale, una vera e propria forma di discriminazione che non è solo a livello globale, ma ci riguarda molto più da vicino.

La pandemia infatti ha messo in risalto il forte divario tra Nord e Sud Italia. Secondo un’indagine di Openpolis infatti molti bambini a Napoli hanno frequentato le lezioni senza l’utilizzo del pc.

Ma prima facciamo un passo indietro, cos’è il divario digitale? Arriviamo al punto: con questo termine, chiamato anche Digital Divide, intendiamo l’insieme delle differenze e disparità nell’accesso alla rete e quindi a internet.
Esistono tre diversi tipi di divario digitale. Quello globale: quando le disparità digitali riguardano diversi paesi. Quello sociale: quando nello stesso paese si hanno disparità digitali. Quello democratico: riguarda i casi in cui l’utilizzo della tecnologia influisce sulla partecipazione alla vita politico-sociale. Per quanto riguarda la posizione italiana all’interno del quadro europeo, possiamo affermare, considerando i dati 2018 riportati dal The Digital Economy and Society Index, che il nostro Paese ha un indice di digitalizzazione assai inferiore rispetto all’Europa, piazzandosi solo al venticinquesimo posto su ventotto. Un record all’inverso. Un dato davvero importante in quanto le diverse possibilità di digitalizzazione e accesso alla rete acuiscono quelle differenze di cui ancora oggi tanto si discute. Non avere l’accesso a internet oggi è un vero atto di discriminazione.

Secondo l’art.19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e del cittadino, internet rappresenta ai giorni d’oggi uno dei diritti fondamentali dell’uomo e il diverso accesso crea disparità e discriminazioni. Per questo motivo gli Stati Membri delle Nazioni Unite devono promuoverne e facilitarne l’accesso.

Il divario digitale purtroppo ci riguarda ancor più da vicino. Come dicevamo infatti, durante l’emergenza Coronavirus le differenze sull’utilizzo del digitale tra Nord e Sud del nostro Paese si è accentuato ancor di più. Secondo l’indagine Openpolis sono ancora tante le famiglie residenti in Campania sprovviste di una connessione internet. Tra i motivi più citati rientrano i costi eccessivi dei mezzi di connessione. In particolare in Campania il 26,7% delle famiglie non ha una connessione a casa. Ma questo non è l’unico dato a destare preoccupazione: a Napoli infatti il 7.2% degli alunni frequenta la scuola senza avere un pc.

Quindi, senza fronzoli, mi sento di dire che si tratta di un vera e propria emarginazione digitale. Come ho sempre fatto, a parte lo sterile elenco di quello che non va, provo di seguito a dire la mia rispetto a quello che si potrebbe fare per risolvere questa discriminazione che è una vera piaga: bisogna creare una task force composta da istituzioni ed esperti del settore che guidino il processo. Vediamo, per punti, a cosa dovrebbe ambire questo team. Deve spingere affinché il legislatore con l’aiuto europeo prosegua con la banda larga in tutto il paese; affinché siano stanziati dei fondi, organici e non emergenziali, per le famiglie disagiate affinché vi possa essere accesso indiscriminato alla rete; affinché si punti alla completa digitalizzazione della Pubblica amministrazione, ancora farraginosa e rinchiusa nel terribile limbo offline/online che non fa altro che aumentare tempi e costi.

La task force deve, infine, spingere perché si prosegua in maniera strutturata e più massiccia con i finanziamenti alle imprese affinché possano digitalizzare i processi interni e affacciarsi al mondo del commercio online.

Consulente marketing politico, esperto (così dicono) in comunicazione pubblica e d’impresa, Social Media Manager; Consulente marketing. Impegnato in attività di public affair e media relations; digital PR e tanto altro.

incarnato.p@gmail.com