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La complessità del digitale

La vita quotidiana di ciascuno di noi vede la presenza sempre più pervasiva di informazioni e contenuti digitali, prodotti e servizi fruiti attraverso internet. Ogni momento della nostra giornata è scandito da notifiche, email, app che ci dicono quanto abbiamo camminato, le calorie che abbiamo assunto, videocall su piattaforme di qualsiasi genere, forma e colore. Usciamo di casa che abbiamo già letto tutte le email di lavoro, in mobilità guardiamo film in streaming, il lavoro infine è per la stragrande maggioranza online. I lavoratori esclusivamente analogici ormai sono in via d’estinzione.
L’incessante sviluppo dei social media ha esploso il rapporto che fino a qualche decennio fa era indissolubile tra spazio e presenza.

Produciamo in un anno più dati di quanti accumulati in secoli dall’invenzione della scrittura in poi.

Dati che stipiamo in questa grande nuvola per la maggior parte delle volte senza ordine e attenzione. Sono così tanti che quasi ci fanno paura, ma poi se ci fermiamo a ragionare vediamo che ci consentono di spingere la linea del progresso sempre più avanti. Oppure se utilizzati male possono anche servire ad accumulare potere e denaro. In fondo è sempre una questione di chi fa cosa e come.

Il digitale si modella nelle mani di chi lo sa comprendere e sfruttare meglio.

Il digitale è una vera opportunità solo se riusciamo a contestualizzarlo nell’ora e adesso: hic et nunc avrebbero detto i latini, se siamo bravi a trasformare le idee in cose da fare, le startup in aziende che fanno utili, i software e le app in utensili quotidiani a cui neanche prestiamo attenzione: quand’è stata l’ultima volta che ci siamo meravigliati che il frigo raffredda e il forno riscalda? Probabilmente saranno passati decenni dall’ultima volta che qualcuno abbia celebrato la cosa.

E allora perché oggi dovremmo continuare ad esaltarci per un’app che ci permette di ordinare del cibo a casa o che ci aiuta a scegliere un libro a seconda dei nostri gusti?

Tutto ciò oggi deve diventare la normalità e può diventarlo solo se siamo in grado di gestire le complessità (spesso contraddittorie e inique) che questa transizione digitale porta con sé.

E ancora, oggi siamo nell’era delle possibilità di collaborazione offerte dalla capacità di networking della Rete che favoriscono la creazione di gruppi di lavoro, stimolano la creatività e l’innovazione, generano nuovi modelli di business e di partecipazione sociale alla vita pubblica, spingono alla creazione di startup che propongono nuovi servizi e prodotti, incentivando a loro volta la ricchezza della Rete.

È evidente, dunque, che il digitale amplia le opportunità e gli orizzonti della comunicazione umana, contribuendo all’evoluzione della specie e ridefinendo i confini spazio-temporali. Tuttavia è proprio la connotazione futura sottintesa al concetto di opportunità che spesso è fuorviante e strumentalizzata da chi prende decisioni, in primo luogo politiche. La parola opportunità porta la mente a orizzonti futuri, spinge i nostri pensieri in avanti, come se il digitale fosse possibile ed esprimesse tutte le sue potenzialità in un tempo che ancora deve arrivare. Ciò causa un cortocircuito che non ci permette di focalizzare le nostre energie sulle necessità del presente.

Possedere e utilizzare quotidianiamente gli strumenti digitali non basta, bisogna possedere anche la giusta consapevolezza.

Essere abili a utilizzare le nuove tecnologie, trascorrere 10 ore al giorno sui social, produrre video da veicolare su Tik Tok non è sinonimo di digitalizzazione culturale, che invece richiede comprensione profonda delle dinamiche sociali che sono alla base dei contesti digitali, studio delle diseguaglianza che nascono a causa del digitale, consapevolezza e soprattutto etica.

L’etica è parte integrante della cultura digitale.

L’etica rende una comunità aperta, inclusiva e abile ad affrontare e vincere le complessità dell’era moderna, che si giocano sempre più in un contesto Phigital dove le coordinate spazio – tempo, le regole basate sulle relazioni in presenza e le leggi territoriali sono state travolte e spazzate via da nuove – e per certi versi – entusiasmanti sfide.

Presidente Fare Digitale. Founder 3d0. Papà orgoglioso. Credo nella cultura digitale come leva strategica di sviluppo economico, sociale e culturale.

gabriele@3d0.it