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Il digitale non deve diventare un’opportunità mancata

Vivo da un po’ una sensazione duplice e la voglio confessare pubblicamente. Da una parte mi affascina il dibattito possibile e pure pubblico sulla articolata fenomenologia della comunicazione d’impresa e dintorni. Va detto che ogni giorno (o quasi) c’è “ciccia” su cui gettarsi. Ieri Unieuro, oggi La Molisana, domani chissà. Mettici una Taffata ogni tanto che ci sta sempre bene e il gioco è fatto.
Peraltro penso che questa tematica, dove la ricerca di nuovi linguaggi e di una spasmodica originalità, meriti in un prossimo futuro un approfondimento anche qui in Fare Digitale.

Dall’altra parte tutto questo chiacchiericcio informe, questo blob dell’ “io la penso così” mi sfinisce.

Per molti aspetti quello che sento, che provo, è come una sensazione di opportunità mancata.

Per me il web è stato fin dall’inizio un po’ come avere il mondo in tasca. Un pozzo sconfinato di conoscenza libera ed a portata di click. Un viaggio che ci ha portato dalla società della scarsità a quella dell’abbondanza dell’informazione.
Potrei fare mille esempi, ma fra tanti emerge un ricordo di qualche anno fa, quando si usava diffusamente eMule (un software applicativo open source dedicato alla condivisione dei file basato sul peer-to-peer). Sono da sempre un appassionato di jazz e per molti anni mi sono perso in mezzo a scaffali e scaffali di negozi di musica (prima dischi in vinile, poi cd) alla ricerca di album di artisti spesso introvabili. Ricordo che per anni sono andato alla ricerca di “Descent into the Maelstörm”, la trasposizione in note da parte di Lennie Tristano di un racconto di Edgar Allan Poe di cui avevo letto su una rivista di musica: conoscevo quel pezzo, ma non avevo mai potuto ascoltarlo.
Cosi quando mi trovai per la prima volta di fronte alla consolle di eMule, memore di quella ricerca fino ad allora senza risposta, mi venne d’istinto di digitare quel titolo nella stringa di ricerca.
Risultato: scoprii addirittura una versione che non conoscevo.

Ecco, appunto, dalla scarsità all’abbondanza. Solo che stiamo passando dall’abbondanza all’eccesso.

E come saggezza vuole, il troppo stroppia. Il fatto è che mi sta assolutamente bene questa dimensione liberale e libertaria in cui tutti possiamo inserire nel nostro profilo di un qualsivoglia social network la nostra idea su questo o quell’altro argomento, notizia, prodotto, etc, ma vorrei più dibattito volto a capire, a comprendere il punto di vista altrui e meno opinionismo prêt-à-porter.
Il mio motto è #vincechiimpara e studio, studio costantemente, ma so bene che non è garanzia di aver davvero capito e davvero imparato; certo mi faccio delle idee, si istallano nella mia testa convinzioni, ma cerco di apprendere ogni giorno di più a cercare di capire, di confrontarmi più che affermare.
Questo è uno dei fattori che mi ha spinto a voler essere parte di Fare Digitale: la voglia di essere un portatore sano di dubbi e di voglia di capire.

Pare che anche Dio, il caso o qualsiasi altra “forza” sia responsabile di questo universo, la pensi così.

Infatti ci ha dato due occhi e due orecchie, perché aveva capito che bisogna ascoltare il doppio e parlare la metà, e forse anche perché nella sua infinita saggezza sapeva che ascoltare è due volte più difficile che parlare.

Ciao sono @ntonio Monizzi, in arte The Marketing Coach. Il mio motto è "Impara a pensare da cliente e agisci da professionista!" LA COERENZA FA POTENZA!

antonio.monizzi@gmail.com